L’Attitudine Mentale e lo Yoga

Per attitudine mentale si deve intendere una qualità d’essere del nostro sistema mentale. Una mente fluida, libera dai condizionamenti, centrata.

La pratica di Asana, e poi Pranayama, pacifica e stabilizza l’attività dei sensi e il sistema mentale. Ne deriva quell’esperienza d’Essere che si situa alla fine della pratica, che noi chiamiamo meditazione: Dhyana, E’ un’esperienza d’Essere concreta, con tappe, requisiti e mezzi suoi propri, e con una pedagogia.

Per noi occidentali quest’esperienza è difficile, in abituale.

Noi cerchiamo di attuarla mediante l’intelletto, che si rivela un mezzo non adatto allo scopo. Noi tendiamo sempre, è un riflesso innato, a risolvere i nostri problemi con l’ausilio dell’intelletto. Il nostro sapere è una cosa meravigliosa, ma implica altri percorsi. In questo caso il suo impiego non può esserci utile.

La via dell’Essere è spirituale. Riguarda lo spirito. Il percorso del sapere, al contrario, fa parte del mondo fisico, del mondo della materia.

Lo Yoga è un mezzo che prepara alla spiritualità e privilegia l’esperienza dell’Essere che, al suo apparire, pervade tutto, intelletto compreso. La natura e l’uso dell’intelletto stesso ne risultano trasformati.

Se, come spesso accade, si comincia lo studio dello Yoga basandosi essenzialmente sul ragionamento, sulla lettura e su significato delle parole, su appunti e sforzi mnemonici, non sarà facile districarsi e ci si troverà in un vicolo cieco. La via dello Yoga è innanzi tutto una via d’esperienza, e dunque di pratica. Se si ricorre al sapere come mezzo per comprendere, lo Yoga resterà un mistero. Mentre non lo è.

L’esperienza dell’Essere, come io la chiamo, deve essere fatta in prima persona.

Per vivere una esperienza dobbiamo necessariamente partire da noi stessi. Altrimenti nessuna esperienza è possibile. È questa la regola basilare che orienta tutta la pedagogia dello Yoga.

Estratto da un articolo di Gerard Blitz.